In attesa di sapere come si deciderà che stiano le cose, penso possa essere opportuno chiedersi chi perderebbe (Grillo? La democrazia? Le istituzioni? La Corte Costituzionale? I firmatari?) - e cosa perderebbe - qualora centinaia di migliaia di firme di italiani “mobilitati” dovessero essere considerate come carta straccia a causa di clausole normative a suo tempo disegnate per evitare sconvolgimenti allo status quo.

Se ne potrebbe approfittare anche per chiedersi come mai i referendum debbano richiedere così tante firme (100mila sarebbero poche?) e, già che ci siamo, perché mai serva un quorum perché sia valido il risultato di una consultazione referendaria.

Chi poi proprio volesse esagerare potrebbe anche chiedersi come mai in Italia il referendum sia uno strumento esclusivamente abrogativo (sì, c’è anche quello consultivo ma se persino quelli abrogativi in teoria vincolanti vengono fatti a pezzi figuriamoci cosa conta un parere).

5 Responses to “Sulla cosa delle firme del V2Day”

  1. aghost Says:

    e anche come mai i referendum finalmente votati sono poi stati bellamente disattesi…

  2. frap1964 Says:

    Esiste anche il referendum confermativo (o approvativo), per le leggi di modifica del dettato costituzionale che siano state votate in via definitiva con una maggioranza inferiore ai 2/3 dei parlamentari (l’esecuzione viene fatta su richiesta).
    Per questi referendum non c’è quorum.
    Un esempio piuttosto recente lo si è avuto con la bocciatura delle modifiche approvate nel corso della penultima legislatura e fortemente volute da FI e Lega.
    Il referendum abrogativo richiede almeno 500.000 firme perchè voglio dire… gli aventi diritto al voto sono circa 40.000.000 .
    E che una percentuale di poco più dell’ 1% costringa il restante 98-99 ad esprimersi ed a spendere un bella cifra in tutta la macchina organizzativa, a me non sembra poi così incredibile.
    Il quorum del 50% sui referendum abrogativi serve banalmente perchè diversamente una minoranza del paese potrebbe anche abrogare una norma approvata in sede parlamentare, che si presume rappresenti, al momento dell’approvazione della legge, la maggioranza del paese.
    L’istituto originariamente è stato pensato affinchè il popolo (che in teoria avrebbe la sovranità) si esprimesse su “grandi questioni”.
    Ma grazie a Pannella & C., che ne hanno abusato oltre ogni limite, ha purtroppo ormai perso tutto del significato originale.
    Col risultato che praticamente in quasi nessuno degli ultimi referendum (o quasi) è stato raggiunto il quorum prescritto.
    Anche perchè gli italiani, visto che li pagano profumatamente, probabilmente vorrebbero che i parlamentari LAVORASSERO, decidendo loro, nel migliore interesse del paese.
    Poi naturalmente, vista la qualità media dei rappresentanti, tutto il discorso rimane un po’ così.
    Ecco perchè una vera emergenza è invece la riforma della legge elettorale, in modo da mettere al primo posto la scelta delle persone (che poi son sempre quelle che fanno la differenza).

    Per quanto riguarda i referendum grilleschi, ci sono ottime possibilità che tutte le firme apposte il 25 aprile vengano invalidate poichè raccolte in un arco temporale incompatibile con il deposito delle stesse (la cosiddetta richiesta).
    Il che mina alla base la credibilità dell’iniziativa e del comico stesso, tanto più che era stato avvertito per tempo e che era ben conscio del problema: bastava rinviare il tutto di una ventina di giorni ed il problema sarebbe stato automaticamente superato.
    Ma non sarebbe stato il 25 aprile e forse temevano che in questo modo l’iniziativa avrebbe fatto meno rumore: bella idiozia. Perchè li hanno ignorati comunque.

  3. Classy Says:

    Guarda che il problema è che i referendum se non vengono uccisi dalla corte costituzionale comunque non abrogano nulla perchè li aggirano in 24-48 ore (come fecero col finanziamento pubblico dei partiti), quindi è tutto inutile

  4. pipda Says:

    @frap1964
    apprezzo come sempre moltissimo il tuo post, grazie!
    non sono d’accordo su molte cose.
    ho la sensazione che noi tutti siamo stati abituati a ritenere il referendum una misura di assoluta eccezionalità, quando altro non è che uno dei due voti concessi dalla costituzione ai cittadini.

    che poi sia una minoranza a poter decidere non deve scandalizzarci: è una minoranza quella che decide chi governa, da sempre, ed è sempre una minoranza quella che approva una legge in parlamento.
    la differenza è che chi va a votare per un referendum è persona interessata all’argomento, a mio avviso cioè l’unica titolata per dire sì o no. in parlamento, pianisti a parte, accade lo stesso.

    ci sono paesi, l’esempio svizzero è ovvio, in cui il referendum è una normale prassi legislativa e non solo per i “grandi temi” ma semplicemente per l’evoluzione dell’ordinamento secondo i desideri degli aventi diritto.

    dubito che il problema centrale sia la legge elettorale. il problema è la stampa. noi qui in rete ci scambiamo opinioni e ci informiamo spesso in modo autarchico, ma quanti siamo sul totale? il grosso dipende da tv e giornali, ancora oggi, e l’Italia compete con la Sierra Leone in quanto a libertà di stampa.

    il quarto potere non è un elemento secondario, è essenziale al completamento della democrazia. il fatto che non sia tutelato ma anzi gestito e assediato da istituti non a caso figli dell’era fascista rappresenta l’aggressione più importante alla libertà di scelta e di opinione.

    mi spiego meglio: come puoi sperare che in parlamento finiscano personalità rilevanti o che una legge venga effettivamente riformata (con referendum o meno) quando chi deve mettere una ics sulla scheda è di fatto privato della possibilità di capire cosa sta facendo? e perché chi va in parlamento eletto in questo modo dovrebbe essere una persona più consapevole?

    @aghost e classy
    sì è vero sono stati disattesi. Un altro tassello imho che aiuta a capire perché si parla a sproposito di democrazia qui da noi (e per quello c’è chi considera votare alle politiche un atto di complicità)

  5. frap1964 Says:

    Informazioni sulla popolazione in Svizzera

    La Svizzera conta 7,4 milioni di abitanti. Gli stranieri raggiungono il 20% della popolazione residente.

    Referendum

    Gli svizzeri usano il termine “referendum” per indicare una votazione popolare indetta per opporsi ad un testo legislativo già approvato dall’Assemblea federale. Se una persona o un gruppo contrario al testo legislativo proposto riesce a raccogliere 50′000 firme entro 100 giorni dalla sua data di pubblicazione ufficiale, gli elettori saranno chiamati a decidere.

    Nella maggior parte dei casi un referendum è indetto solo se coloro che hanno un interesse particolare per la questione riescono a raccogliere un numero sufficiente di firme.

    Tuttavia, le autorità sono tenute ad indire un referendum se la legislazione proposta riguarda un emendamento costituzionale proposto dal governo o la firma di un importante accordo internazionale senza possibilità di recesso.

    Perché un’iniziativa o un referendum obbligatorio passino è necessaria la “doppia maggioranza”: devono essere approvati dalla maggioranza dei votanti e dalla maggioranza dei cantoni.

    [fonte: swissworld.org]

    Come vedi le cose nel rapporto numero firme/abitanti non sono poi così diverse rispetto a noi. Loro devono raccogliere 50.000 firme in 100 gg, noi 500.000 in 120 gg. Idem rispetto alla tipologia dell’istituto (poi tecnicamente e operativamente ci saranno sicuramente delle differenze).

    Siamo una democrazia rappresentativa, le leggi alla fin fine si fanno in commissioni di al più 30-40 persone: anche su questo occorre essere pragmatici.

    Per quanto riguarda l’informazione e la relativa libertà e qualità, questo è un tema sicuramente rilevante e centrale.
    Ma se vuoi un’informazione libera e di qualità, devi essere disposto a pagarla bene: perchè la libertà ha un prezzo. La pubblicità e l’inserzionismo sono la via attraverso la quale si passa poi ai “redazionali” più o meno occulti. Perchè la pubblicità basta fartela mancare per “ammorbidirti” un po’.
    Gli editori “puri” ormai non esistono praticamente più, perchè la propensione media delle persone a pagare (caro) per avere un bene immateriale (ma prezioso) come l’informazione purtroppo è mediamente bassa. E fare buona informazione COSTA tempo e denaro.
    Ora poi col buzz marketing online si sta pure provando a fare mercato delle opinioni personali: e purtroppo contro questo tipo di pratiche occulte ci sono ben poche difese. Che l’etica personale è passata di moda da un pezzo.

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