L’infradito di Gmail

Agosto 31, 07

Ora Google infila la pubblicità anche nel menù utente di Gmail:

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All’ultimo minuto è arrivata la commutazione della pena di morte in ergastolo per Kenneth Eugene Foster. Una gran notizia, ma rimane l’amaro in bocca: davvero quello che ha fatto vale l’ergastolo? E, più in generale, l’ergastolo, che prevede la reclusione fino alla propria morte, è una punizione accettabile? E’ forse la via ad una possibile redenzione di un detenuto? Abbasso la pena di morte ma abbasso anche l’ergastolo.

Massimo ha scritto qualcosa.

/ Totem 

Steve & Steve

Agosto 28, 07

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In una decina di città a stelle e strisce si sta provvedendo ad analizzare gli scarichi fognari: secondo le autorità è così possibile sapere quanti e quali generi di stupefacenti e sostanze girino nelle metropoli. Se poi, come suggerisce Schneier, si volesse conoscere il consumo in un quartiere, o in una certa abitazione, non si dovrà far altro che raccogliere gli scarichi più a monte.

Pare che fino a questo momento la droga più gettonata sia la caffeina.

Kenneth Eugene Foster

Agosto 26, 07

Tanti anni fa mi capitò di chiedere ad un giudice americano, in Arizona, se conoscesse il caso Paula Cooper, un caso che da noi riempiva stampa e tivù, e cosa pensasse della pena di morte. Non lo conosceva, non ne aveva mai sentito parlare. Per questo, nel leggere l’appello di Amnesty per tentare di salvare la vita ad un 30enne americano che rischia la pelle per un reato che con ogni probabilità non ha mai commesso mi sento scoraggiato: la pena di morte da noi è un argomento bollente, ma Oltreoceano interessa ancora oggi solo uno sparuto manipolo di inascoltati attivisti e qualche editorialista liberal con poco spazio sulla stampa. E il fatto che Kenneth Eugene Foster sia stato condannato in Texas non aiuta.

L’appello da firmare è qui (in questo momento però il sistema di firma online non funziona)

/ Autistici/Inventati

Dai che forse…

Agosto 12, 07

C’è inquietudine tra gli aficionado dell’OdG per l’avanzare di una riforma che mescola le carte dell’editoria e inizia a dare qualche mazzata alla corporazione italiana più coesa. Non che ci speri davvero, troppi i tentativi andati a vuoto fin qui, ma la portata di quanto sta avvenendo è ben dettagliata in una certa inquietudine abruzzese.

ps. sul ddl Levi i contribuenti vedano anche questo passaggio:

Per quanto riguarda i contributi diretti (stime per il 2006), secondo l’Antitrust, alle cooperative di giornalisti sono andati 82 milioni di euro (16% del totale), ai giornali di movimenti politici e organi di partito 59 milioni di euro (12%) e altri 13 milioni sono stati erogati nello stesso anno con altre modalità, per un totale di 154 milioni di euro. I contributi indiretti sono stati pari a 338 milioni di euro, di cui 303 milioni per compensazioni delle tariffe postali e così distribuiti: 174 (36%) per editori iscritti al Roc, 104 (21%) per organizzazioni no profit e 25 (7%) per editori di libri. Questo per quanto riguarda il 2005 mentre nel 2006 il totale sarebbe stato di 299 milioni di euro

Intramoenia forever

Agosto 3, 07

Quanti sono costretti a ricorrere a costosi esami e visite private in strutture ospedaliere perché in quelle stesse strutture visite ed esami pubblici richiederebbero mesi e mesi di attesa? Nel testo approvato dalla Camera con cui si rinvia al 2009 qualsiasi modifica a questo giochino si leggono alcune chicche, la più grossa è questa:

“- ALLINEAMENTO: Le aziende devono tenere sotto osservazione e controllo i volumi dell’attivita’ al fine di conseguire il progressivo allineamento coi tempi della libera professione per assicurare che il ricorso a quest’ultima sia una libera scelta del cittadino e non una carenza di organizzazione dei servizi”.

Insomma, se avete urgenza di una TAC o di una visita specialistica e vi rivolgete al privato lo fate per libera scelta.  Stolti spendaccioni che non siete altro.

/ Aduc

Que tristess

Agosto 1, 07

Non so se tutto questo si possa definire il collasso dell’ADSL italiana, in fondo alcuni operatori sono ancora attivi e la stessa Telecom fornisce naturalmente i propri servizi, ma quello che sta accadendo a Elitel, Vira ed ora Telvia non accade per caso né è un caso che succeda proprio ora, ad agosto, quando i media sonnecchiano e gli italiani pensano ad altro.

Ma se succede ora è anche perché scelte regolamentari attese per anni sono arrivate, peraltro claudicanti, con grande ritardo, spingendo Telecom a cambiare strategia ed imporre un nuovo modus operandi che rischia nei prossimi giorni o settimane di abbattersi su molti altri nomi della Internet nostrana. Scelte che ora hanno come effetto il buttar fuori dalla banda larga migliaia di utenti italiani, che dovranno trovare una nuova casa, che non sanno se lasciare quella vecchia in difficoltà e non sanno a chi rivolgersi per avere un servizio come quello di cui hanno fruito finora.

Tutto questo poteva essere previsto, visto il grado di tossicità raggiunto da un mercato che dopo un decennio dalla cosiddetta liberalizzazione si ritrova con i settori più importanti ancora ampiamente e saldamente in mano ad un solo operatore che ancora oggi è il fornitore di tutti gli altri, dei suoi concorrenti. E sarebbe ingenuo ritenere che tutto ciò non sia stato previsto, calcolato, voluto da coloro che abitano le secrete stanze. O che quanto sta accadendo in queste ore non sia considerato da costoro niente più che un effetto collaterale di scelte che muovono capitali enormi.

La prossima volta che sentirete qualcuno, stavolta non faccio nomi, che canta i brillanti risultati dell’Italia nella banda larga, abbiate la compiacenza di fargli notare che la realtà delle cose è sotto il naso di tutti, e che la propaganda non cambia i fatti.