Intelligenza
Luglio 23, 07
Quella del GUP che ha sentenziato non luogo a procedere per Mario Riccio, l’anestesista che su richiesta di Welby gli staccò la ventilazione. Una buona piccola notizia, in attesa che l’Eutanasia diventi un fatto privato e soprattutto legale.
So’ problemi
Luglio 23, 07
Stai lì di prima mattina, ingurgiti voracemente l’universo e tutto quanto a grandi fette di feed, procedi speditamente con contenuta fretta, la via è lunga e sai che puoi riuscire a rispettare i tempi che ti eri dato. E invece no, caschi su Giavasan che come al solito ti fa perdere minuti preziosi segnalandoti cose ficherrime che non puoi non vedere, tipo questa:
All together now
Luglio 22, 07
E’ forse un po’ ingenua nel modo in cui è scritta ma se si trasformasse in un fiume in piena non farebbe un soldo di danno.
/ PI
YourTubo
Luglio 22, 07
Da aficionado di YouTube della prima ora dovrei probabilmente esaltarmi per la nuova funzionalità di “personalizzazione” del player per chi prende i filmati e li infila sulle proprie pagine. Epperò proprio non mi piace, viene fuori una cosa fumettosa, cicciosa e inutilmente pesante. Pensandoci meglio probabilmente è l’ideale per un sacco di siti ;)
Thriller nelle Filippine
Luglio 22, 07
Venezia la bionda
Luglio 19, 07
Apprendo ora che la Polizia provinciale di Venezia ha scoperto l’ennesima organizzazione di “pescatori pirata”, gente che raccoglie vongole nelle zone più inquinate e le riversa poi in aree ritenute “sicure” (e su questo molto ci sarebbe da dire), spacciandole poi come “sane” sul mercato alimentare. Criminali, certo, ma da ex veneziano e con tutto il rispetto per i ristoratori locali, di questa cosa dei frutti di mare “a rischio”i veneziani, vabbé i pochi veneziani rimasti, diciamo i mestrini, sono consapevoli da decenni. E’ sorprendente che permettano ancora ai ristoranti di utilizzarle, evidentemente a tutto beneficio dei turisti che, immersi nella laguna verde con tendenza al putridume, probabilmente pensano che quelle vongolette nel piatto arrivino da paesi esotici che l’inquinamento neppure sanno cosa sia.
L’opulenza italiota
Luglio 19, 07

Cosa vuol dire povero?
Secondo ISAE il 74% degli italiani si sente povero, perché un single che guadagna 1300 euro/mese si sente povero, e così una coppia che ne tira su 1800, mentre i dati ufficiali dicono che i “veri” poveri sono “solo” l’11,1% della popolazione, quelli che ad esempio, in due, non arrivano a 1000 euro al mese. Forse Alfonso ha ragione a dire che chi prende 1300 euro e si sente povero esagera, però manca un pezzo: dipende dal dove si vive. A Roma, ad esempio, con quella cifra puoi campare solo in un buco in affitto molto in periferia senza permetterti extra di sorta. Più giù, e lontano dalle città maggiori, forse ci si fa di più.
Insomma io chi si sente povero con 1300 euro al mese lo capisco.
CortoPixar pirata?
Luglio 18, 07
Furor di popolo
Luglio 17, 07
Il senatore in ambulanza ha deciso di rimanerci, in Senato, e ha ritirato le sue dimissioni perché - dice - “i cittadini mi invitano a restare” e perché se invece i colleghi senatori avessero respinto le sue dimissioni “potrebbe sembrare la casta che si autodifende”. Insomma Gustavo Selva ha ritirato le dimissioni per rispetto della volontà dei cittadini e dell’integrità morale del Senato. Che si può volere di più?
Uffici pubblici
Luglio 17, 07
Dice che la Cassazione non sanzionerà il “Vaffa****” perché ormai “sdoganato”, nel senso che lo si usa comunemente e quindi non rappresenterebbe più un’offesa. Questo significa che siamo all’ultimo grado di un processo durato anni che ha impegnato avvocati e magistrati, ed uffici pubblici, e che gira attorno alla pesantezza dell’eventuale offesa contenuta in un “Vaffa”. E il Codacons che fa? Parla di sentenza sbagliata, come se la notizia fosse quella.
Quattro…. gambe?
Luglio 17, 07
Non è tanto la tecnologia del robomulo a sconvolgere, o il rumore che produce, quanto il suo modo di camminare. Appena razionalizzo magari trovo un aggettivo utile. Intanto eccolo qua:
/ Wired
La storia insegna :)
Luglio 17, 07
No, il problema non è Fede
Luglio 15, 07
Capisco e mi sento di appoggiare la campagna in corso per rendere inutile il blocco del blog di Ricca per l’ormai famoso post su Emilio Fede, ma per ragioni diverse da quelle dei promotori. Qui non si tratta di reagire ad una censura, quanto invece di denunciare l’obsolescenza rapida dei reati di opinione nella Società dell’informazione. Una certa cultura politica da decenni chiede l’abolizione del concetto stesso di “reato di opinione”, classificazione che porta in nuce tutta l’invasività dell’attuale ordinamento italiano, ma con l’avvento della rete la loro abolizione diventa una necessità ineludibile.
A chi non è mai capitato di sentirsi diffamato? Chiunque abbia una esposizione pubblica o metta il suo volto, il suo nome, nelle proprie attività si espone a critiche e, a volte, all’ignoranza di qualcuno, o alla malafede, che sfocia nella calunnia o, peggio, nella diffamazione. Ma ha davvero senso reagire con una denuncia? Basta guardare a quello che succede con il post di Ricca: viene riprodotto su siti e blog e il contenuto che si voleva “bloccare” diventa una hit. Ed è successa la stessa cosa in rete per altri casi clamorosi. Come accaduto in tanti altri casi, il contenuto che si voleva censurare diventa patrimonio dell’immaginario collettivo ed entra nel DNA di chi frequenta la rete, i forum, i blog o usenet.
La novità, rispetto all’era pre-web, è che una denuncia per diffamazione non è più percepita come una difesa dell’integrità di chi denuncia ma come una censura, e questo non perché i contenuti denunciati siano più o meno meritori di essere difesi, quanto invece perché chi denuncia ha rinunciato al dialogo, ha voluto evitare di difendersi pubblicamente, non è sceso nell’arena ma ha preferito reagire senza socializzare l’offesa subita. Nel caso di Fede, disconoscendo in questo modo la natura di relazioni e dialogo della rete, ovvero del “luogo” nel quale la presunta diffamazione sarebbe avvenuta. Un disconoscimento così profondo che ignora persino la conseguenza online di una denuncia del genere, ovvero la riproduzione ad libitum dei contenuti sgraditi, che ottengono una pubblicità altrimenti impensabile.
Quanti sanno che si può diffamare dicendo la verità? Che ciò che viene giudicato in un tribunale è l’opportunità del dire certe cose, il tempismo, le ragioni che spingono a dirle. Quanti si sono resi conto che la diffamazione è l’unico reato che puoi compiere senza sapere di compierlo, la sua eventuale sussistenza deve essere provata in tribunale?
Non si tratta di dare a chiunque licenza di diffamare chiunque altro, ma di cancellare il penale e consentire a chi riconosce di aver sbagliato, diffamando, di rettificare quanto dichiarato, assumendosi così la responsabilità dell’errore. Il che in rete significa assumersi le proprie responsabilità in pubblica piazza. Ed essere tutti un po’ più maturi.
ps. con qualche piccola modifica questo pezzetto è finito su PI
Sir Michael
Luglio 14, 07
Rivisto ieri sera The Ipcress File, il primo della trilogia. Musiche, inquadrature, scenografie, azione, budget più umani: com’era tutto semplice ed efficace una volta. Erano anni che volevo rivederlo.
Italiani? Prrrrrrrrrrrr!
Luglio 12, 07
Qui sotto la pulsantiera di un ascensore del Forlanini, uno dei più grandi ospedali di Roma. Non oso immaginare i bagni.

Ed ecco un ambulatorio dove operano i medici del Forlanini
(no, non credo che i topi riescano ad arrivare alle cartelle dei pazienti dietro la poltroncina)




