Hospital remix / the end
Maggio 21, 07
che poi, quando stai lì sul microlettino della stanza delle torture concepito per tappi e secchi, al gelo vestito di niente aspettando che la gamba dormiente ti sia squartata a dovere, l’ironman che c’è in te vacilla: i Men in Green (MiG) si muovono e spostano tubi e lame rotanti che ti appoggiano sopra, e senti subito dopo qualcosa che ti sgranocchia dentro e trapanizza i tuoi incubi più coccolati. e tutto è sensazioni nuove, tutte forti, pure troppo, mentre leggi 177 sul monitor - la pressione cazzo - e sudi freddo e spari sguardi in giro a caccia di occhi umani, ogni cosa ti è preclusa, solo quei numeri in vista, bastano quelli a sentirti circondato. ecco è proprio in quel momento che l’ossuto e sorridente volto dell’Uomo dell’Anestesia irrompe nei tuoi 180 gradi scarsi di visuale per spruzzarti in vena una roba biancastra, gli chiedi cos’è e ti risponde che è “robbabbòna” e tu insisti e chiedi che cos’è e lui “non te lo dico sennò poi la cerchi” e un attimo dopo capisci perché, sai che è vero la cercheresti, è bòna da morì, e ora tutto è bbòno, sò bboni pure i MiG ora tutti amici tuoi, e t’è amico pure quella faccia ossuta che continua a sorriderti, così pure il chirurgo che è un amico e quindi che ti smanetti pure dentro, anzi alla fine lo ringrazi pure. e ringrazi pure la suora, una nuova amica, che ti porta via dai tuoi nuovi amici. robbabbòna assai. mi mancherà.

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