Bye bye Punto Informatico, buon viaggio

•3 Novembre 2009 • 35 Commenti

Voleva essere un piccolo post ma è diventata quasi una nota di servizio, quindi ve la propongo come m’è venuta e buonanotte :) Ecchila:

Com’era nell’aria ormai da tempo e come probabilmente già si attendeva chi segue questo blog, Andrea ed io dal primo novembre non abbiamo più alcuna responsabilità in Punto Informatico. Una non notizia, probabilmente, ed anche per questo neppure citata sotto forma di nota ai lettori dal quotidiano tecnologico, che si è limitato a depennare i nostri nomi dal tamburino, compreso quello del suo fondatore (update, ora 8 nov è apparsa una nota).

PI è un giornale a cui abbiamo dato vita eoni fa, nel 1995, e sul quale abbiamo riversato cuore ed energie per tanti anni, credo contribuendo in misura importante alla comprensione di Internet e del suo impatto sulla società in Italia. Una visione umanistica della tecnologia che, quando PI nacque, era sconosciuta alla stampa di settore, spesso monopolizzata dall’hype tecnologico al punto da non riuscire a vedere le più ampie implicazioni dell’innovazione; è questa diversa visione la chiave che ha reso PI negli anni un punto insostituibile di riferimento per chiunque fosse interessato ad approfondire le dinamiche di sviluppo sociale, economico e tecnologico di Internet. Il fatto che il PI di un tempo si sia rivelato un argine efficace, spesso isolatissimo anche per questo, contro normative e censure con cui più volte si è tentato di mutilare le promesse di Internet non può che renderci orgogliosi di quanto abbiamo fatto.

Sono sinceramente molto fiero della storia di PI fino al 2009, ne sono fiero anche perché PI ha giocato il ruolo di apripista verso un nuovo modo di fare informazione, novità che oggi dilagano su siti e blog di ogni genere, un grande successo e una dimostrazione del valore del nostro lavoro ma anche novità che stanno contribuendo a cambiare PI, un cambiamento al quale sia Andrea che io abbiamo scelto di non partecipare.

Siamo infatti entrambi impegnati su progetti diversissimi e, ma per ora lo dico a bassissima voce, non è escluso che torni la voglia di mettersi al lavoro sul fronte a noi più caro, quello dell’informazione, con nuovi e vecchi amici come compagni di viaggio. Ma hush hush, non lo dite in giro :)

Il futuro dei media

•22 Ottobre 2009 • Lascia un Commento

Leggere leggere leggere, e magari riprodurlo nelle redazioni, diffondetelo come carbonari, siate lesti.

(via feisbuc)

Quali dati trattati da Vodafone

•20 Ottobre 2009 • 1 Commento

Mi arriva oggi la bolletta Vodafone, una fattura sulla quale appare un indirizzo di Venezia dove sono stato residente fino all’anno 1989. Considerando che non ho mai avuto un contratto Omnitel fino alla fine degli anni ‘90…

Mi verrebbero i brividi se non fosse che proprio non riesco a stupirmi.

Toccherà toglierlo dal blogroll

•11 Ottobre 2009 • 3 Commenti

Uno dei link qui a fianco presto punterà al nulla. Mafe ha annunciato il decesso di maestrinipercaso per questo, quello e quell’altro motivo, insomma con la solita eleganza. Spero di rileggerla presto su altre pagine.

Scommentati

•27 Settembre 2009 • 10 Commenti

C’è una castroneria discriminante che gira in queste ore e volevo commentarla sui siti che ne hanno parlato. Con la sola eccezione di un sito che non conoscevo, tutti gli altri per un motivo o per l’altro non offrono spazi di commento, dal CS ufficiale della Sant’Anna di Pisa alla diverse agenzie di stampa fino a Vita.it che permette di scrivere agli autori dei suoi articoli solo se si è registrati. E’ davvero triste rifiutare qualsiasi confronto pubblico in un’epoca in cui è proprio questo che sta cambiando tutto.

E poi dice perché con mio fratello decidemmo di creare Forumdeitroll.it. Lunga vita!

sfiaccolate

•24 Settembre 2009 • Lascia un Commento

in un paese che non riesce nemmeno a partorire chessò un dico qualsiasi la fiaccolata di oggi a roma sa proprio di presa per i fondelli.
ma, appunto, ognuno è libero di farsi prendere dove preferisce.

Essere d’accordo con la Prestigiacomo

•16 Settembre 2009 • Lascia un Commento

Gli estremisti del paesaggio ce la faranno pagare cara ragazzi:

da IlSole

Eolico off-shore: in Danimarca la centrale più grande. Primi passi in Italia
di Luca Salvioli

La Danimarca inaugura la più grande centrale eolico offshore al mondo, pochi giorni dopo che in Norvegia è stato messo nelle acque il primo impianto galleggiante (Hywind). Il tentativo di sfruttare tutte le potenzialità del vento per produrre energia elettrica vede nell’off-shore, ovvero nelle centrali in mare, una delle strade più battute. L’Inghilterra è il Paese con più centrali, seguita dalla Danimarca. Il Nord Europa, con venti abbondanti al largo delle coste, è l’area dove si concentrano più progetti. Ma anche negli Stati Uniti, a pochi mesi dallo sblocco burocratico, le previsioni dicono che i venti in mare potrebbero garantire il 20% dell’energia necessaria, motivo per cui si stanno facendo avanti diversi investitori. Il vento del mare come fonte energetica inizia a muovere i primi passi anche in Italia. Il ministo ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha dato il via libera al decreto per la valutazione ambientale per il primo impianto in mare sulle coste del nostro Paese, in Molise. Il governatore regionale ha già detto che farà di tutto per impedirne la realizzazione e tutelare il paesaggio.

Il progetto danese. Horns Rev 2, realizzato dalla utility «Dong Energy» a largo dello Jutland, è la più grande postazione a energia eolica off-shore al mondo con 91 turbine posizionate a 30 km dalle coste per una superficie di 35 km quadrati. Le torri, prodotte da Siemens, sono alte 114,5 metri e il diametro del rotore è di 93 metri.

Previsioni nella Ue. Le turbine eoliche in mare aperto potrebbero garantire il 13-17% dell’elettricità necessaria all’Europa nel 2030 secondo l’Associazione europea dell’energia eolica (Ewea), mentre le attuali installazioni rappresentano attualmente solo lo 0,2% della richiesta elettrica europea. Per farlo ci vuole un’azione coordinata da parte della Commissione europea, dei governi Ue, delle authority di settore, degli operatori di rete e del settore eolicoNel rapporto Ewea presentato a Stoccolma è scritto che in Europa sono in corso di sviluppo o sono stati proposti progetti per una capacità di 100 gigawatt. «Se realizzati, tali progetti produrrebbero il 10% dell’elettricità dell’Unione europea evitando al tempo stesso ogni anno l’emissione di 200 milioni di tonnellate di anidride carbonica», dice l’associazione.

In Italia? Il vento dei nostri mari non è così abbondante. C’è un potenziale, certamente non enorme. Pochi giorni fa il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha approvato il decreto per la valutazione di impatto ambientale di quello che potrebbe essere il primo impianto del genere nel Paese. Secondo il progetto della Effeventi di Milano il parco dovrebbe sorgere al largo della costa molisana, di fronte alla costa di Petacciato, a cinque miglia dalle spiagge di Termoli e a un paio da quelle di Montenero di Bisaccia: 54 torri alte 80 metri su uno specchio d’acqua di 25milioni di metri quadrati della potenza complessiva di 162 megawatt, per 450 milioni di chilowattora di energia prodotta. Il presidente del Molise, Michele Iorio (Pdl), ha già detto che farà di tutto per impedirne la costruzione, evitando i danni paesaggistici. Enel ha invece depositato un progetto a luglio 2008. Prevede l’installazione di 115 generatori di grande taglia che avranno una potenza compresa tra i 3 e i 5 Megawatt ciascuno nelle acque del Golfo di Gela ad una distanza minima di 3 miglia dalla costa, tra i comuni di Licata (Agrigento), Butera e Gela (Caltanissetta). Il progetto – sviluppato da una joint-venture costituita tra Enel (57%) e Moncada Costruzioni (43%) – è in attesa delle autorizzazioni.

Intelligenza al potere

•16 Settembre 2009 • 1 Commento

Perché dare ai consumatori quello che puoi togliere loro senza colpo ferire?

da Zeropaid

Embedded software would first detect if song is copyrighted, and if phone doesn’t contain code indicating it legally purchased it it won’t play.

The Recording Industry Association of Japan is definitely stepping up its game in the fight against illegal downloading with news that mobile phones in that country will soon have embedded anti-piracy features that will prevent the playing of pirated, or unauthorized, music.

According to the Financial Times, the way it works is that phones will contain software that will identify each song and query a security server to see if it’s copyrighted. If it is it will then check to see if that particular phone has legally purchased it. If it hasn’t it won’t play, it’s that simple.

The system could be in place as early as 2011 and would definitely make it the world’s first.

The Japanese have a true love affair with mobile phones, called keitai denwa, literally “portable telephones,” and had more than 110 million mobile phone subscribers at the end of 2008 out of a population of more than 127 million. That’s more than 87%!

It’s also estimated that mobile phones comprised more than 90% of all legal music downloads purchased in Japan in 2008.

The only question though is what about physical media purchased, ripped,, transferred to your mobile phone? It wasn’t purchased with your phone so should logically be considered “pirated.” It means that we’d once again (MPAA’s “making a DVD copy is illegal”) we’d have an industry trying to establish a nonsensical game of charging you for a product that you never get to fully own.

La Guinness vive

•15 Settembre 2009 • Lascia un Commento

Oggi il NewScientist pubblica tutto un articolo sui danni causati alla birra dai cambiamenti climatici.

iCosi da dimenticare

•14 Settembre 2009 • 5 Commenti

Penso che potrei investire anche più di qualche settimana nell’investigare i percorsi neurali di chi ha inventato iPhoto. Devono riservare per forza sorprese a non finire.

Non contenta del disastro pluriennale, Apple continua ad aggiornare un software che ha sì alcune caratteristiche strafiche, come il riconoscimento dei volti e certi ordinamenti, ma che nel complesso non permette di gestire le foto in più di un unico modo.

Sarò io che con Windows mi ero abituato male, ma ad un anno di distanza dallo “switch”, continuo a soffrire questa blindatura dei comportamenti che la Mela spaccia per semplificazione. Possibile che debba immalinconirmi ricordandomi di robe tipo Thumb+?

Comunque domani installo Snow, magari migliora.

L’Amazzonia che tanto chi je ne frega ‘na mazza

•7 Settembre 2009 • Lascia un Commento

E che non sarà più: leggo rattristato ogni giorno su GoogleNews le notizie che arrivano dal Brasile amazzonico, dove ho avuto la fortuna di recarmi quest’anno, e ora leggo atterrito di quello che avviene nell’Amazzonia del Perù. Dico atterrito perché cerco di sembrare stupito, naturalmente, dalle conseguenze ovvie e già mille volte sentite della prevalenza del valore della produzione e dello sfruttamento minerario sulla storia e la socialità degli individui. Non che ci si possa far qualcosa, manco mugugnare è mai servito a una pippa, ma almeno possiamo fingere che almeno a noi, parte in causa, parte sbagliata, la cosa interessi. E’ come dare mezz’euro a chi te lo chiede senza porti il problema di come lo spenderà, ti consente di fingere meglio e chissene.

Té, ecchilo acca’:

Il 70 per cento della foresta amazzonica peruviana consegnato alle trivelle. Migliaia di indios condannati alla fuga e alla morte. Sono le conseguenze del progetto di sviluppo che il presidente peruviano Alan Garcia ha lanciato per aumentare l’export di gas e di petrolio. Ma i 350 mila indios peruviani, riuniti nell’associazione Aidesep, danno battaglia. Per mesi hanno contrastato i progetti della compagnia anglo-francese Perenco che dice di voler investire due miliardi di dollari in prospezioni: ci sono state molte manifestazioni, strade e fiumi sono stati bloccati per settimane impedendo il passaggio dei mezzi della Perenco. La società ha risposto sostenendo che non esistono prove della presenza di popolazioni senza contatti con il mondo occidentale all’interno dell’area che dovrebbe essere trivellata.
Poi, il 5 giugno, a Bagua, una cittadina a 700 chilometri da Lima, è scattata una risposta violenta, il massacro chiamato la «Tienanmen peruviana». Secondo le fonti ufficiali i morti sono stati 30, di cui 23 agenti della polizia. Ma gli indios raccontano una storia diversa: una carneficina le cui tracce sono state nascoste gettando i cadaveri dei manifestanti nei fiumi. Il racconto di due giovani Belgi, Marijke Deleu e Thomas Quirynen, coinvolti negli scontri e presi di mira dai fucili degli agenti di polizia, conferma la versione più violenta degli scontri.
Il massacro di Bagua ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo sull’assalto all’Amazzonia. Una delle associazioni che si battono per i diritti degli indios, Survival International, ha lanciato una petizione per fermare l’invasione della foresta. L’Associated Press ha raccolto la testimonianza di uno dei leader degli indios, Santiago Manuin, colpito da quattro proiettili nello stomaco a Bagua. E l’Aidesep, mentre molti dei leader indios sono scappati nella foresta per sfuggire alle minacce (sui giornali peruviani c’è anche chi ha suggerito di usare il napalm contro le popolazioni indigene), ha presentato un appello urgente alla Corte Costituzionale del paese per impedire lo sfruttamento petrolifero di una parte dell’Amazzonia conosciuta come «Blocco 67».
Ma intanto un altro rischio si sta profilando. I primi casi di contagio da influenza A hanno colpito le popolazioni indigene che hanno contatti saltuari con gli indios delle zone più interne: al dipartimento sanitario regionale di Cusco risulta che siano positivi al virus sette membri della tribù dei Matsigenka che vivono lungo il fiume Urubamba, nell’Amazzonia peruviana. Secondo Stafford Lightman, docente di Medicina presso l’Università di Bristol, «i popoli isolati non hanno difese immunitarie verso le malattie infettive che circolano nella nostra società industrializzata e sono particolarmente vulnerabili all’influenza suina. Gli effetti di una epidemia, che potrebbe colpire tutti i membri della comunità simultaneamente, potrebbero essere devastanti perché non resterebbe nessuno in grado di prendersi cura dei malati o di preparare il cibo».

Le parole di Silvano Agosti

•4 Settembre 2009 • 1 Commento

Ho avuto il piacere, la fortuna, di conoscerlo e frequentarlo da “studente” per un lungo periodo quasi 20 anni fa, risentire oggi queste parole mi tormenta, mi riconosco in quella verità, eppure io quei fiorellini ce li avevo messi. Lo consiglio a tutti, anche solo per aumentare il numero di domande a disposizione di una sana intelligenza (grazie Giulione per la grande segnalascion).

Chi non sapesse chi è… qui può iniziare la sua ricerca

Fintelefono, la novela

•2 Settembre 2009 • 3 Commenti

Il prossimo che dice che iTunes è COMODO per gestire iPhone gli regalo un vecchio Panasonic non funzionante :D

ROAR!

Se Punto Informatico perde un gigante

•2 Settembre 2009 • 29 Commenti

logoff_miniHo appreso ora della decisione di Luca Schiavoni di lasciare Punto Informatico, il giornale che per più di 10 anni abbiamo realizzato insieme e che, credo, è stato per quel lungo periodo un esempio unico nel panorama dell’informazione italiana. E’ grazie a Luca che PI ha potuto diventare il punto di riferimento che conosciamo, sono i suoi infiniti suggerimenti e soprattutto la sua prorompente creatività ad aver regalato al giornale, che ha per primo proposto in Italia l’approccio umanistico alla tecnologia, quella vivacità che ne ha caratterizzato lo spirito.

Comprendo e rispetto la scelta di Luca: dallo scorso ottobre, quando PI è passato di mano, il giornale è cambiato profondamente, sono cambiati modi e metodi di lavoro, è cambiato il direttore e sono cambiate ambizioni e necessità, tutte cose che stanno allontanando anche me dalla creatura messa in piedi da e con mio fratello nel lontano 1995 e che disegnano un futuro per PI che, anche senza di noi a tempo pieno e forse proprio perché senza di noi, potrà speriamo rivelarsi ancora più brillante.

LucaS, come lo conosciamo tutti su PI, mi ha anche mandato una simbolica giffetta che ripropongo qui sopra: d’altra parte sono proprio le sue gif, le sue icone da home page, quelle vignette satiriche e spesso formidabili ad aver fatto la storia di quello che è stato il nostro giornale, caratterizzando con una sintesi geniale i commenti e gli approfondimenti sui più importanti temi dell’attualità tecnologica.

Sicurezza by Trenitalia

•29 Agosto 2009 • 2 Commenti

Buffo, con i dati PNR e CP del biglietto preso online da mio fratello che gli erano stati spediti via email ho potuto cambiargli la prenotazione, accedendo al sistemone di FFSS dal mio account e non dal suo.

(sì sì lui era d’accordo, questa volta :p